mercoledì 4 luglio 2012

Marchionne deve restituire allo stato i soldi dati alla FIAT?

Questa è un'altra delle parole d'ordine di questi giorni. Appena il "canadese" (parola considerata un'offesa, da un noto politico uso all'italianissima pratica del cambio di bandiera) prova a mettere in dubbio la necessità di tenere aperti tutti gli stabilimenti sparsi sul territorio nazionale, ecco che scatta la recriminazione, in cui ammetto di essere cascato anche io, sulle prime:"la FIAT ha sempre goduto di aiuti pubblici, quindi non può chiudere gli stabilimenti improduttivi".
Il problema, come dicono quelli che parlano forbito, sta a monte: Marchionne non è la FIAT. E' arrivato a cose fatte, dopo che appunto sono stati aperti stabilimenti in tutta la penisola, contrariamente alle più semplici logiche economiche (perchè produrre un motore a Termoli, per poi metterlo su un'auto a Torino o a Termini Imerese?).
Voi mi direte: e cosa c'entra questo con gli aiuti di stato ricevuti in quantità abnorme dalla FIAT? Ebbene c'entra, perchè in cambio degli aiuti di stato, venivano creati artificialmente posti di lavoro in zone lontanissime da Torino, dove sarebbe stato invece economicamente logico ampliare l'azienda. In altre parole, stiamo parlando di assistenzialismo: lo stato mi dà soldi per aprire una fabbrica non economicamente sostenibile, e in cambio i politici nazionali e locali distribuiscono posti di lavoro solo formalmente privati, ricevendone in cambio voti e potere. 
Se lo stato ha buttato via questi soldi bisogna chiederne quindi conto ai politici che hanno ritenuto di distribuirli, e non alla FIAT che come mille altri meno noti, non ha fatto altro che approfittarne. E men che meno a Marchionne, chiamato al capezzale di un'azienda che stava morendo, dopo che queste e tante altre scelte scellerate erano ormai state fatte.
Che lezioni possiamo trarne per il futuro? La lezione principale è una: basta finanziamenti pubblici, a qualsiasi tipo di impresa. I finanziamenti pubblici distorcono la concorrenza, perchè permettono ad aziende inefficienti di rimanere sul mercato, a danno del consumatore, e soprattutto non creano un solo posto di lavoro in più di quanti ne vengano salvati a oltranza dalle continue iniezioni di capitale pubblico.
Se tutto il budget dovuto ai finanziamenti pubblici venisse trattenuto dallo stato, e venisse fatto un taglio delle tasse per lo stesso importo, se ne avvantaggerebbero tutti, perchè diventerebbe più conveniente aprire un'azienda e si creerebbero più posti di lavoro.
Gli esempi sono innumerevoli, tanto che il giornalista Marco Cobianchi ci ha scritto un libro, "Mani Bucate", e col blog omonimo al libro, aggiunge ogni giorno "un nuovo capitolo".
Come detto nel post precedente, tagliare gli sprechi e abbassare le tasse si può, e soprattutto, si deve!
Facciamoci sentire!