martedì 30 ottobre 2012

#Twistory, il nuovo strumento per monitorare le discussioni su Twitter, provato in anteprima

Sono stato invitato a provare, in anteprima, Twistory, il nuovo strumento ideato da Manafactory per monitorare le discussioni su Twitter. Di cosa si tratta? Si tratta di un sistema che ci permette di salvare i tweet, relativi ad argomenti che noi decidiamo, provenienti da una determinata area geografica, e poi di studiarli, dividendoli tra positivi, negativi o neutri (il cosiddetto sentiment), o correlandoli a keywords specifiche (per vedere ad esempio, se la parola “Italo” è più collegata ad un politico o ad un treno).
Una volta assegnati questi sentiment e queste keywords, si possono ottenere grafici statistici per capire se il prodotto o il nome che stiamo analizzando è visto più positivamente o negativamente, e come si colloca, sotto lo stesso punto di vista, rispetto ad esempio ai prodotti concorrenti.
Alla base c’è ovviamente l’analisi quantitativa, che ci permette di valutare quante volte un certo nome viene nominato, la sua share of voice, la sua share in relazione alle keywords che abbiamo scelto, i twittatori più influenti, e così via.
In ultimo, c’è uno strumento graficamente molto efficace: la geolocalizzazione dei tweet. Nella mappa in basso si può vedere ad esempio quante volte, oggi 30 ottobre, è stato nominato l’aglio su twitter, e in quali località. Il numero all’interno dei pin rappresenta il numero dei tweet relativi alla località, e cliccandoci si possono pescare e leggere tutti i tweet specifici.
E’ evidente l’utilità per valutare, già a colpo d’occhio, la diversa percezione di un prodotto, o magari di un partito politico, su diverse città e zone geografiche.

In cosa differisce Twistory da altri strumenti di analisi del passaparola online?
Intanto nel fatto che è specifico solo per Twitter: permette una velocità d’intervento maggiore rispetto a sistemi più completi. Non va a sostituirsi a software più complessi, ossia che monitorano anche blog, forum, siti di Q&A, facebook, etc., ma permette di “stare dietro” a Twitter, che presenta dinamiche velocissime, e spesso fa da eco ai “sintomi” di crisi che avvengono su blog, siti e pagine Facebook. Ad esempio, si scatena una polemica sulla pagina Facebook della mia azienda, magari nei commenti a un vecchio post, e la gente ne parla subito su Twitter. Oppure esce un post diffamatorio sulla mia azienda, in un blog, e i lettori di quel blog iniziano a twittare il link all’articolo, che ritengono, in buona fede, meritevole di diffusione. In entrambi i casi, me ne accorgo praticamente in tempo reale, e posso subito preparare la strategia di risposta (o di non risposta, a seconda dei casi).
In secondo luogo, chi fa da consulente per grandi aziende, può settarlo, e lasciare che l’azienda cliente possa accedere anche in proprio, occasionalmente, per commentare insieme, anche via telefono o chat, qualche situazione.