lunedì 15 ottobre 2012

Riprendiamoci la sovranità monetaria, e chi se ne frega dell’inflazione! O no?


Il “succo” di questo post, riveduto e corretto, si può leggere su Lacritica.org, per chi vuole godersi la versione integrale, può andare avanti a leggere ;-)

"Riprendiamoci la sovranità monetaria, e chi se ne frega dell’inflazione!" 
E’ uno dei mantra più ricorrenti degli ultimi mesi: perché strozzarsi per mantenere in vita l’euro, moneta imposta alla maggior parte degli europei senza alcun referendum, quando con le monete nazionali si stava così bene?
Questo ragionamento, in varie sfumature, è propagato da politici ed “esperti” di tutte le estrazioni, dall’estrema destra, all’estrema sinistra, passando per l’estremo centro: nel mirino sempre l’Europa matrigna, che obbliga gli stati membri a mettere una pezza ad un indebitamento insostenibile, quando si potrebbe stampare euri (o lire, o dracme, o pesetas) e rimborsare così, a costo zero, i BOT ai risparmiatori dei rispettivi paesi.
E’ davvero così semplice la soluzione?

Facciamo una serie di premesse:
1) L’Unione Europea è una costruzione non democratica (la Commissione Europea non è eletta dai cittadini, e il Parlamento Europeo non serve a niente), ma molto costosa e molto poco liberista nel gestire il denaro dei cittadini, o meglio degli euro-sudditi
2) L’Euro, inteso come moneta, ha i suoi difetti, e forse sarebbero utili i famosi EuroBond (titoli di stato europei), ma a suo tempo si decise diversamente, perché evidentemente ai singoli stati faceva comodo così
3) Il Governo Monti è indifendibile, ma per ragioni opposte a quelle che demagogicamente gli vengono opposte: a differenza che in Spagna o Grecia, in cui qualche piccolo taglio alla spesa pubblica è stato fatto, il Governo Monti non si sogna di tagliare alcuno spreco, per la gioia dei partiti che non vedono l’ora di ricandidarlo, e della supercasta dei dirigenti pubblici, di cui lui e tutti i ministri sono degni rappresentanti, mentre la tassazione, e la persecuzione anche dei non evasori, vengono elevate a livelli insostenibili, e la riforma del lavoro, lungi dal rendere più facili i licenziamenti, ha invece reso molto più difficili le assunzioni.

In una parola, non mi sogno di difendere una certa costruzione dell’Unione Europea, e men che meno un governo indifendibile, ma invocare l’uscita dall’euro per stampare moneta “a uffa”, è un modo molto furbo per NON affrontare i problemi che sono alla base della crisi dei debiti nazionali: sprechi di denaro pubblico, inefficienze, parassitismo, corruzione, soffocamento della libera impresa, che poi è l’unica vera fonte di entrate dello Stato, attraverso le tasse.

Perché è un modo furbo per non affrontare i problemi? Facciamo uno schema
1)      Il debito pubblico non è un monolite venuto giù da un altro pianeta, e men che meno una macchinazione delle cattive banche plutogiudaicomassoniche. Come per il debito che può accumulare un qualsiasi cittadino, è semplicemente l’accumularsi di spese maggiori alle entrate.
2)      Perché ci sono state spese maggiori delle entrate? In primo luogo perché la macchina statale spende male i soldi delle tasse dei cittadini: siamo o non siamo la nazione delle centinaia di ospedali, strade, stadi, porti ed aeroporti incompiuti? In secondo luogo per un modo sbagliato di incentivare le attività produttive: si preferisce finanziare le singole imprese improduttive, invece di sfruttare questi fondi per abbassare le tasse a tutte le imprese, facendole crescere tutte.
3)      Perché il denaro pubblico è stato speso così male? Perché l’eccessiva burocrazia e la creazione di posti di lavoro fintamente privati servono a mantenere e incrementare il potere della famosa “casta”, ossia dei politici nazionali e locali, attraverso la creazione di clientele e serbatoi di voti.
4)      Qual è, di conseguenza, l’unico modo sensato di diminuire il debito pubblico? Semplice: tagliare gli sprechi, diminuire l’estensione ed il potere della burocrazia, e abbassare, di conseguenza, le tasse. Si, abbassare le tasse: con un’imposizione fiscale reale superiore al 70% (altro che il 45-55%, seppur scandaloso, ufficialmente riconosciuto), l’unico modo per far riprendere la gente a respirare, investire, consumare, assumere, è allentare questa rapina. Se l’economia cresce, le entrate fiscali crescono di conseguenza, essendo una percentuale del Prodotto Interno Lordo, o PIL: se cresce questo, aumentano quelle, contribuendo così a permettere di abbassare il debito pubblico. 


Cosa dicono invece i profeti della “Sovranità Monetaria”? 
In estrema sintesi dicono che, uscendo dall’euro, ed avendo le lire, si potrebbe ripagare il debito pubblico stampando moneta. Sanno già che sarebbe una moneta più debole dell’Euro, e che quindi tutti i beni d’importazione ci costerebbero di più, a cominciare dal petrolio e dal gas, ma affermano che le esportazioni italiane si riprenderebbero, dato che le merci italiane costerebbero meno, e quindi l’economia tornerebbe a crescere, e con questa il numero di posti di lavoro. 
E’ proprio così? Si e no. Ossia, giocare con il mercato è sempre un male: nel nostro caso ad un impoverimento concreto della popolazione (se aumenta il costo del petrolio, aumentano, immediatamente, oltre alle bollette, proprio il pane, la pasta ed i prodotti agricoli, ossia la base dell’alimentazione, a causa dell’aumento dei costi per alimentare trattori e camion), e dello stesso governo (che comunque deve pagare spese di energia elettrica e di carburante per migliaia e migliaia di edifici pubblici e mezzi di trasporto e delle forze dell’ordine), si accompagnerebbe un lieve incremento delle entrate fiscali (svalutate), dovuto alla ripresa dell’economia (in quantità di prodotti, più che in valore). 
Dov’è la fregatura? La fregatura è che queste maggiori entrate, se non si smagrisce l’enorme macchina statale, e non si riforma il modo in cui viene speso il denaro pubblico, verrebbero sprecate immediatamente, creando altri parassiti ed altri clientes, vanificando immediatamente l’effetto positivo delle maggiori entrate. 
In ultima conseguenza, il debito pubblico rimarrebbe inalterato, costerebbero di più gli interessi sullo stesso, e verrebbero alzate ancora di più le tasse per farvi fronte, ri-strozzando l’economia.
Risultato ultimo: stessa situazione di prima, ma ancora meno sostenibile per le casse pubbliche, e popolazione ancora più, e di molto, impoverita. 

L’inflazione, come si usa dire, è una tassa occulta: lo stato prima fa debiti, che cerca di coprire alzando le tasse; quando queste non bastano più, svaluta la moneta, col risultato che qualsiasi prodotto compriate vi costa di più, come se pagaste una tassa ulteriore su tutti i prodotti. E poi vi chiederà ancora tasse, perché il giochetto sarà durato molto poco. Quindi l’inflazione è una tassa pagata 3 volte. 

L’unica condizione per cui può essere usata questa “medicina”, è che nel frattempo lo stato riduca di molto le sue spese, di modo che l’espansione delle esportazione e la crescita della produzione industriale, si consolidino, attraverso una diminuzione delle tasse. 

Se vi dicono che bisogna solo stampare denaro, per ripagare il debito pubblico, e non vi dicono che nel contempo deve dimagrire, e di molto, la macchina statale, vi stanno prendendo in giro. Vi portano a ritenere la cattiva Europa, o la cattiva Merkel (ha pure lei le sue colpe, ma non questa), i colpevoli della contrazione dell’economia, ma stanno solo difendendo le loro rendite e il loro parassitismo. 

La morale è sempre quella: non cascate nella trappola, e chiedete che vengano diminuite le dimensioni dei consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali; che non esistano pensioni per cui non sono stati pagati adeguati contributi; che non ci siano rimborsi spropositati per i partiti (eliminarli del tutto è demagogia, non controllarne l’entità è complicità al saccheggio); invocate che vengano liberalizzati tutti i servizi pubblici, altro che le battaglie demagogiche sull’acqua pseudo pubblica; pretendete che vengano smobilitate tutte le aziende e gli immobili di stato che lo stato non è capace di far fruttare adeguatamente. E che la piantino con le authority, che continuano ad aumentare, e le consulenze agli enti pubblici: spese discrezionali, finalizzate solo a sperperare denaro pubblico a beneficio dei grandi elettori di questo o quel politico. 

In una parola ABBATTERE GLI SPRECHI, e ABBASSARE LE TASSE. Il resto è solo fumo negli occhi…