Si sente di continuo parlare, di fronte
all’inarrestabile crescita di prezzo delle criptovalute principali, a partire
dal bitcoin, di “Bolla del bitcoin”. Molti esperti di economia, insistono a
dire che questa crescita di prezzo sia destinata, come appunto una bolla, a
scoppiare, con conseguente crollo del prezzo stesso, e si sprecano i paragoni
alle famose bolle economiche del passato, dalla bolla dei tulipani in Olanda
del 1700 alla Bolla delle aziende internet del 2000. Senza pretendere di
guardare nella palla di vetro, come i maghi e gli economisti mainstream, in
questo articolo vorrei chiarire cosa si intende, in economia, per “bolla”,
lasciando al lettore il giudizio sul fatto che esista, o meno, una “bolla
bitcoin”
Cos’è una bolla
economica?
In economia il termine bolla può avere un significato
“oggettivo” ed uno “soggettivo”. Si parla di bolla in senso oggettivo, quando
una intera categoria di beni, o attività, ha un valore sproporzionato rispetto
al suo rendimento. Possiamo quindi fare gli esempi di un’eventuale bolla
azionaria, obbligazionaria o immobiliare.
La bolla economica in
senso oggettivo
Il prezzo di un’azione viene paragonato agli utili che fa
l’azienda a cui l’azione è riferita. Se il prezzo è pari a 10 volte l’utile per
azione, mi aspetto che comprandola, gli utili mi ripaghino in 10 anni il prezzo
che ho pagato. Se l’azienda ha un prezzo per azione molto più alto di 10 volte
l’attuale utile, può essere perché ci si aspetta che i suoi utili futuri
saranno molto più alti di quelli attuali, per cui chi compra l’azione è
disposto a pagare anche 20 o 100 volte il valore dell’utile, perché si aspetta
che gli utili a breve saranno il doppio o 10 volte quello attuale, di modo da
ripagare in 10 anni, o meno, il prezzo pagato per l’azione. Ricordiamo che si
tratta sempre di una valutazione soggettiva. Se uno è disposto a recuperare
l’investimento in 20 anni, valuterà ragionevole un prezzo per azione 20 volte
superiore all’utile per azione. Se tutte le azioni presenti su un dato mercato
hanno un prezzo pari a 30 o più volte l’utile della rispettiva azienda, si dice
che il mercato azionario è “in bolla” in senso oggettivo: in questa situazione
può verificarsi o una discesa graduale verso livelli più ragionevoli, o un
cosiddetto “scoppio della bolla” con crollo repentino dei prezzi e pesanti
perdite per chi ha comprato poco prima di questo scoppio.
Sul mercato immobiliare si può fare un discorso
paragonabile: se compriamo un appartamento, ci aspettiamo di incassare degli
utili sotto forma dell’affitto che pagheranno gli inquilini. Se l’affitto
annuale che incassiamo è pari a un decimo del prezzo che abbiamo pagato per
l’appartamento, ce lo ripagheremo in 10 anni. Se è pari a un ventesimo, ce lo
ripagheremo in 20 anni. Con un ragionamento simile a quello fatto per le
azioni, se gli immobili sul mercato hanno prezzi medi pari a 20, 30 o più volte
quello che rendono sotto forma di affitto, si può dire che il mercato
immobiliare sia “in bolla” in senso oggettivo. Con rischio di forti perdite in
caso di “scoppio della bolla”.
Discorso leggermente diverso per le obbligazioni: le
obbligazioni, che siano emesse da aziende private, o che siano titoli di stato,
sono dei prestiti che l’investitore fa all’azienda o allo stato emittente: si
aspetta, alla scadenza, di riprendere la somma pagata sotto forma di prezzo
dell’obbligazione, più un interesse. L’interesse richiesto da chi compra
l’obbligazione, in una situazione di libero mercato, è collegato al rischio che
l’emittente fallisca e non rimborsi l’obbligazione: più questo rischio è alto,
più l’interesse richiesto dal mercato sarà alto. Quando gli interessi pagati
sulla maggior parte delle obbligazioni e/o dei titoli di stato sono
irragionevolmente bassi rispetto al rischio (ricordiamo che molti titoli di
stato occidentali pagano un interesse anche pari a zero o addirittura
negativo), si può parlare di una bolla obbligazionaria in senso oggettivo.
Veniamo quindi alle monete, cartacee o digitali che siano.
Tenere in tasca una banconota da 100 € o un bitcoin, non dà ALCUN rendimento.
Il rapporto tra prezzo e rendimento di qualsiasi moneta, è sempre infinito,
dato che qualsiasi prezzo di una moneta, diviso per 0, ossia il rendimento che
ci si aspetta, dà appunto un risultato infinito. In senso oggettivo, qualsiasi
moneta che valga più di zero, sarebbe automaticamente in bolla. Ma dato che
nessuno si aspetta un rendimento semplicemente tenendo in tasca una moneta,
di fatto NON ha senso parlare di bolla, in senso oggettivo, a proposito
del bitcoin, o del dollaro, del rublo o qualsiasi altra valuta.
Come ci si comporta in caso si ravvisi una bolla economica?
I comportamenti che possiamo applicare in caso di una “bolla in corso” sono
diversi a seconda del nostro orizzonte temporale: se vogliamo fare un
investimento a medio termine, è consigliabile stare lontani dal genere di
attività in bolla. Se vogliamo fare una speculazione a breve termine, anche se
pensiamo che le azioni o gli immobili siano “in bolla”, possiamo investire lo
stesso nel mercato azionario o immobiliare, se ci aspettiamo che i prezzi
saliranno ancora prima dello “scoppio della bolla”: il nostro obiettivo non
sarà detenere l’azione o l’appartamento di turno finchè si ripaghi
completamente, ma piuttosto di rivendere dopo poco, realizzando un
piccolo/grande utile da pura speculazione.
La bolla economica in
senso soggettivo
Oltre all’accezione oggettiva del concetto di “bolla”, ci
può essere un’accezione soggettiva. In pratica, un “esperto” di economia o mercati
può ritenere che il prezzo di una valuta, stia salendo eccessivamente per il
solo effetto di un’euforia momentanea, da parte di speculatori che vogliono
realizzare un utile a breve termine, comprando e rivendendo subito a maggior
prezzo. Con valute estremamente volatili come le cripto valute, le fasi di
euforia e panico sono molto frequenti e ravvicinate. Di conseguenza comprare in
una fase di forte salita può esporci al rischio, a breve termine, di una
discesa, quindi di una perdita. Come detto prima, anche in questi casi, si può
anche applicare una strategia di investimento di breve periodo, se ci si
aspetta che i prezzi continueranno a salire prima della prossima discesa: si
compra con l’obiettivo di rivendere dopo pochissimo, realizzando un piccolo
utile da speculazione di breve periodo.
C’è da dire che le valute hanno un valore “relativo” ed uno
“assoluto”. Il valore relativo è quello in relazione ad altre valute. Ad
esempio l’euro vale quasi 12 Bolivar Venezuelani, con una crescita dai 3
Bolivar del 2010: un economista venezuelano, particolarmente fiducioso nel governo locale, potrebbe dire che l’euro è in
bolla. Ha senso? In termini relativi, non ha ne ragione, ne torto. Il suo metro
di riferimento è la sua valuta nazionale, magari nutre una forte fede nelle
politiche monetarie della Banca Nazionale Venezuelana, e di conseguenza ha
motivo di pensare che l’euro sia in bolla.

Esiste invece un valore diciamo “assoluto” di una valuta,
rappresentato dal suo potere d’acquisto. Ad esempio Bitcoin, esattamente un
anno fa, il 19 novembre 2016, valeva 748 $: con un bitcoin si poteva comprare
una ottima bicicletta. Mentre scrivo, oggi 19 novembre 2017, un bitcoin è
quotato 7.770 $, buono per comprare una motocicletta di media cilindrata. L’esempio
si può applicare a qualsiasi altro bene: un anno fa si potevano comprare 70
bottiglie di buon vino, oggi 700, sempre con un bitcoin. O 35 bottiglie un anno
fa e 350 oggi, se il vino lo vogliamo con la bolla, anzi con le bollicine.
A cosa può essere dovuta questa variazione di valore tra le
differenti valute? Le cause delle oscillazioni di valore relativo tra valute
sono molte e molto manipolabili, dai governi e dalle banche centrali. Uno dei
fattori è che influenzano il valore relativo delle monete è rappresentato da
quanto siano utilizzate, o meno, come mezzo di scambio o come riserva di
valore. Uno dei fattori che hanno reso sempre più utilizzate le criptovalute,
ed il bitcoin in particolare, è il fatto che rappresenti una moneta molto difficile
da rubare, o sequestrare, per cui sempre più persone nel mondo hanno imparato
ad usarlo, facendo salire il prezzo. Può essere questo un fattore che
convincerà ancora più gente nel mondo ad imparare ad usarle, causando un
ulteriore aumento di prezzo? Al lettore la risposta…